Piastrine in gravidanza: nozioni di base

Le piastrine sono cellule senza nucleo circolante nel sangue periferico e sono originate dai megacariociti, ossia cellule che si trovano nel midollo osseo; queste sono le cellule necessarie alla coagulazione del sangue: quando si verifica una lesione, le piastrine aderiscono rapidamente alla ferita consentendo un primo “soccorso” portando alla formazione di un primo trombo ematico.
Numericamente oscillano tra le 150.000 e le 400 mila: si definisce piastrinopenia la condizione in cui il numero risulta inferiore, e piastrinosi quando invece superano le 400.000.

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Piastrine in gravidanza: ma perché diminuiscono le piastrine?

Piastrine in gravidanza copertinaLe cause di un diminuito numero di piastrine può dipendere da:

  • Deficienze nella produzione di piastrine da parte del midollo, ma il più delle volte rileva un quadro in cui tutti gli elementi del sangue risultano anormali a causa di ciò che viene chiamato ipoplasia midollare o aplasia midollare.
  • Piastrinopenia: povertà di piastrine; è la causa più frequente che nasce dallo scontro antigene ed anticorpi nelle forme immunocorrelate. Sul piano clinico si può diagnosticare per la ricorrenza di manifestazioni emorragiche che compaiono principalmente sul volto dando luogo a quel che si definisce porpora di Werlhof, sintomo comunque di altre patologie quali il lupus eritematoso, nelle sindromi da irregolare produzione di anticorpi e nell’HIV. Se avviene nell’infanzia, può derivare da residui di un’infezione pregressa, come per esempio la mononucleosi, che però scompaiono dopo 7-10 giorni e si ristabilisce la normalità. Negli adulti, invece, è di tipo cronico e si protrae per diversi anni con un alternarsi di apparente remissione e riacutizzazione. Può manifestarsi anche a causa di ripetute trasfusioni o per l’assunzione di particolari farmaci che possono agire sul midollo.

Piastrine in gravidanza: quali sono le sindromi piastrinopeniche in gravidanza?

Piastrinopenia gestazionale: nell’ultimo trimestre di gravidanza si può riscontrare una lieve o modesta riduzione del numero di piastrine. Non c’è sintomatologia clinica, non sono generalmente richiesti terapie o trattamenti e il feto non subisce solitamente.
Porpora trombocitopenica cronica (morbo di Werlhof): nell’adulto la forma è cronica ed ha fasi alterne di riacutizzazione. È causata dalla presenza di anticorpi liberi che provocano la distruzione delle piastrine. In gravidanza crea molte conseguenze negative come le perdite intrauterine e metrorragie dopo il parto. Il passaggio di autoanticorpi antipiastrinici attraverso la placenta induce ad una trombocitopenia. Al momento del parto vanno calcolate le piastrine poiché dovrebbero essere intorno alle 50.000; se sono inferiori i rischi di complicanze sono elevati. Si interviene immediatamente, iniettando gammaglobuline e farmaci cortisonici; in casi rarissimi ed estremi potrebbe dover esser asportata la milza.
Porpora trombotica trombocitopenica: si caratterizza oltre che da piastrinopenia anche da anemia emolitica e febbre; talvolta vede coinvolto il nostro sistema nervoso centrale o i reni. Può essere, nelle formi più gravi, rischiosa per la madre. La forma più grave è rappresentata dalla sindrome uremico emolitica ad elevato tasso di mortalità materna. Bisogna fare attenzione a diagnosticarla poiché potrebbe essere confusa con la preeclampsia.
Sindrome di Hellp: è caratterizzata da una molteplicità di sintomi potenzialmente rischiosi, poiché potrebbero portare alla preeclampsia (pressione arteriosa molto alta). Potrebbe avvenire durante la gravidanza o post-partum. HELLP sta per: Hemolysis, Elevated Liver enzymes, Low Platelet count (trombocitopenia). Il fegato potrebbe essere coinvolto e avere diverse complicanze e generalmente il vostro ginecologo vi richiederà esami ematici per verificare alcuni valori relativi al funzionamento del fegato.

Dal momento che tali patologie dipendenti dal basso numero di piastrine permettono di portare avanti una gravidanza previo controlli ravvicinati dal ginecologo ed esami ematici; una volta arrivate al parto generalmente si procede con il cesareo, anche per evitare eventuali ulteriori complicanze come per esempio emorragie endocraniche fetali. Dopo il parto è opportuno monitorare il neonato oltre che la mamma per misurare la quantità di piastrine e l’effetto degli eventuali anomali anticorpi materni sui neonati.

Conclusioni sulle piastrine in gravidanza

Le piastrine in gravidanza svolgono un ruolo essenziale, garantendo un regolare processo di coagulazione. Alcune condizioni patologiche potrebbero ridurre il numero delle piastrine esponendo le donne a rischio emorragico. Una volta evidenziato il problema, c’è un protocollo da seguire soprattutto se le piastrine sono inferiori a 150.000: la situazione va monitorata ogni 15 giorni e nel primo trimestre.
In caso di donne con sintomatologia grave, si procede spesso con iniezioni di gammaglobuline o farmaci cortisonici. Se dovesse presentarsi un caso serio – cosa rara – è necessario l’intervento e la consulenza di ginecologi ed ematologi che dovranno suggerire la terapia più efficace. Al momento del parto si procede di solito con il cesareo per non sottoporre madre e feto a ulteriori rischi.
Il controllo dovrà essere continuato anche dopo la nascita sia del neonato che della madre per valutare gli effetti degli anticorpi anormali nelle madri.

 

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